ChatGPT non più disponibile in Italia. Bannato? Facciamo chiarezza.

ChatGPT da un po’ non è più disponibile per gli utenti in Italia. Come mai? Beh, per alcuni comportamenti che il Garante della Privacy sospetta siano in violazione della GDPR. Andiamo a capire un po’ meglio: sono curioso di sapere cosa ne pensate.

Partiamo da un grosso punto però: ChatGPT non è stato bannato. Proprio così, nessuno ha detto a OpenAI (l’azienda proprietaria di ChatGPT) che non può più offrire il proprio servizio in Italia. E allora perchè ChatGPT non è disponibile e c’è stato tutto questo polverone?

Beh, il Garante ha chiesto ad OpenAI di sospendere il trattamento illecito di dati personali, ma OpenAI ha scelto altro. Ma ecco un altro punto sul quale va riflettuto: stiamo parlando solo ed esclusivamente di un’apertura di un’istruttoria, in nessun caso quindi questa è una decisione definitiva. Volete sapere quali sono i motivi di questa richiesta? Eccovi accontentati.

Trattamento dati senza consenso

Quando chiediamo a ChatGPT “Chi è Mario Rossi?”, riceviamo una risposta solitamente piuttosto approfondita su chi è questa persona. Fantastico, non è così? Condivido, ma il Garante pone un problema: Se l’utente riceve una risposta, vuol dire che ChatGPT gli ha fornito informazioni sull’utente, che sono dati personali per i quali un’azienda deve chiedere il consenso per usarli. E OpenAI? Ha chiesto il consenso? A quanto pare no. A questo si ricollega il problema sulla rielaborazione dei dati: ChatGPT infatti, quando noi gli chiediamo info su una persona, non si limita a riportare ciò che c’è scritto su internet (come invece farebbe un motore di ricerca), ma le riadatta secondo le necessità. Questo per l’AI è un bene: gli permette di fornirci informazioni adattandole alle nostre necessità (magari vogliamo che ce le dica in rima baciata o in modo promozionale) tuttavia, questo per la legge è attività editoriale e quindi, un trattamento dati personali. Questo significa che, anche qui, va chiesto un consenso specifico all’interessato.

Un altro problema collegato a ciò è il fatto che, in diversi casi, ChatGPT potrebbe fare confusione e dare info erronee o inesatte. Un esempio è quello portato dall’imprenditore e blogger Matteo Flora, che ha chiesto a ChatGPT info su sé stesso e ha ricevuto come risposta il fatto che lui ha scritto vari libri best seller e che ha un’importante azienda nel campo AI. Cose però che non sono vere. È in quest’ottica quindi che il Garante pensa possa risultare un punto da approfondire: infatti, le persone di cui parla ChatGPT non hanno danno il loro consenso, e non hanno modo di togliersi da lì o modificare ciò che ChatGPT dice di loro. In questo contesto, il Garante vuole rassicurazioni.

L’esempio che ho appena fatto è, se vogliamo, solo una delle cose che possono accadere. Mettiamo che un giorno chiediamo a ChatGPT chi è Mario Rossi. Magari Mario è una persona normalissima, ma immaginiamo che, per errore, ChatGPT dica che Mario è un serial killer colpevole di migliaia di omicidi nella sua città ed è un ricercato speciale. Queste cose sono ovviamente false, ma come ci si comporta per il danno d’immagine che l’AI ha causato?

Problemi di conformità durante la registrazione a OpenAI

Il Garante, tra le altre cose, segnala che all’iscrizione alla piattaforma di OpenAI, non ci sia alcuna casella da selezionare per dare il proprio consenso al trattamento dati secondo la Privacy Policy. Questo, ai sensi della GDPR; è vietato. Certo: in ogni pagina mostrano la Privacy Policy e i Termini e Condizioni, ma ciò non basta.

Inoltre OpenAI dice, nei suoi Termini e Condizioni, che i bambini sotto i 13 anni non possono usare ChatGPT. Il punto posto dal Garante è: E chi controlla? Ad oggi chiunque si può iscrivere senza nemmeno venga chiesto la data di nascita. E questo può essere un problema.

Ma quindi il Garante ha bannato ChatGPT in Italia?

In effetti, no. Visti i punti detti sopra, il Garante ha predisposto una limitazione del trattamento dei dati personali. Significa che ChatGPT non potrà più trattare i dati di chi non ha dato il consenso. Sicuramente, la scelta da parte di OpenAI di bloccare direttamente il servizio in Italia mentre si lavora alla risoluzione del problema è comprensibilissima, tuttavia è errato dire che il Garante abbia bloccato il servizio: non è così.

Le mie opinioni.

Beh, dunque, partiamo ricordandoci che questa non è la fine della storia. L’istruttoria è stata appena aperta e tante novità potrebbero arrivare. Tuttavia secondo me sì, il Garante ha sollevato ragioni assolutamente corrette. Sicuramente sono curioso di capire come modificheranno il modo di rispondere alle domande “Chi è X”, perchè di soluzioni ce ne sono molte ma secondo me si rischia di snaturare un po’ ciò che è l’AI in sé. D’altra parte, ritengo sia giusto che come utente, sia io a dire come ChatGPT debba presentarmi, ma è complesso farlo con una AI. Insomma, come al solito queste problematiche sono complesse e non sempre esiste chi ha ragione totale e chi no. Vedremo come si evolverà la cosa.

Come usare ChatGPT in Italia

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E ora tocca a voi: Cosa ne pensate? Ditemelo nei commenti, sono molto ma molto curioso.

Matteo S.
Matteo S.

Matteo è un informatico, lui ama tutte le cose informatiche. Matteo è il Founder e CEO di iTechBlog. Fa una scuola di Cinema e Comunicazione. È fondatore del Gruppo Telegram e a lui piace tanto aiutare!

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